Siamo nel 1887 e a Chicago, del tutto casualmente, un gruppo di ragazzi improvvisa una partita di baseball
dentro una palestra, adottando come palla un guanto da boxe appallottolato.
Le dimensioni della palestra sono ovviamente inferiori a quelle di un campo aperto, e così si decide di
posizionare le basi ad una distanza che è 2/3 di quella di un diamante regolamentare.
Questo tipo di attività indoor doveva servire solo a permettere ai giocatori di baseball di rimanere in
allenamento durante l’inverno. Nessuno poteva immaginare che questa variante tecnica sarebbe diventata
una vera e propria disciplina autonoma. Non a caso il suo nome in origine era “baseball indoor”.
Già negli anni ’30 si arriva a codificare le regole del gioco del “softball”, nome scelto per identificare una
variante “soft” del ben più diffuso e famoso baseball.
Tra gli anni ’50 e gli anni ’90, complice il contesto sociale e culturale, la distinzione tra i due sport avrà
anche una valenza di genere: il baseball è sport maschile, il softball è sport femminile.
Strano però, perché il softball era nato come sport maschile ma era pure accaduto che tra il 1943 e il 1954
sempre negli Stati Uniti d’America, venisse fondata una “All American Girls Professional Baseball League”,
per sopperire ai problemi che la Guerra stava procurando alla Major League.
A League Of Their Own, film del 1992 con Geena Davis, Madonna e Tom Hanks, come sempre malamente
tradotto in italiano “Ragazze vincenti”, racconta proprio di questa Lega professionistica di baseball
femminile. Il titolo originale sarebbe, tradotto “una lega da sole” che sta a significare -e nel film emerge con
chiara evidenza- la volontà femminile di farsi largo in un contesto storicamente maschile.
Le ragazze impegnate in questi campionati di baseball subiscono sia la diffidenza del pubblico sia la
frustrazione di manager e allenatori, che non vedono di buon occhio questa intromissione femminile.
Questo spiega perché, a guerra conclusa, il baseball ritornerà ad essere esclusivamente maschile e il
softball verrà riservato alle donne. Le date parlano chiaro. Siamo a cavallo degli anni ’50 e ’60 e se c’è
un’offesa indelebile, tra ragazzi, è “giochi come una femminuccia”.
E’ in questo contesto che anche in Italia le società sportive si danno una connotazione ben precisa, guai a
sbagliarsi: baseball club o softball club, non può esistere commistione. Non è ammesso che una ragazza
giochi a baseball così come non è tollerabile che uno ragazzo giochi a softball.
Cosa può significare questa distinzione? Perché alle donne è riservato un livello tecnico che prevede una
palla più grande, un campo più corto, una durata inferiore delle partite e un tipo di lancio “a mulinello”?
Presume incapacità? Paura che si facciano male? Differenze di prestanza fisica esistono, è un fatto naturale.
Gli sport di squadra sono storicamente distinti in maschile e femminile. Ma cosa stabilisce che un lancio
“dall’alto” è maschile e un lancio “da sotto” (mulinello) è femminile?
Solo a livello dilettantistico e amatoriale è ammesso giocare a squadre miste.
Alla fine del Novecento abbiamo assistito anche al crollo di un muro tra generi, almeno nel nostro sport.
Il softball è tornato ad essere praticabile anche da uomini, così come era in origine, e ci sono regolamenti
che prescrivono squadre miste donne-uomini. A livello junior, bambine e bambini imparano a giocare a
baseball insieme.

Noi a Venezia abbiamo tentato una via, quella del “baseball amatoriale” a partire dal 2013, nato come
livello intermedio tra baseball e softball, per misure del campo e per dimensioni della palla, seguendo un
ragionamento semplice: individuare una modalità di gioco adatta a donne, uomini, neofiti o già praticanti;
qualcosa di realmente amatoriale ed inclusivo.
Questo livello tecnico è effettivamente praticabile sia da donne provenienti dal softball che da uomini
provenienti dal baseball. Ricordo tuttavia che anche questa nostra proposta ha dovuto vincere alcune
diffidenze. Dal 2014 esiste un campionato amatoriale regionale, disputato in Veneto da una decina di
squadre.
Certamente più diffuso, come livello amatoriale e misto, è il softball “slow pitch”, riconosciuto e codificato
un po’ in tutto il mondo. E’ forse la versione più semplice di questo sport, in un certo senso la più
consigliata per chi si avvicina per la prima volta, perché di fatto il lancio è stato “neutralizzato” da una
regola che impone che la palla debba essere lanciata da sottomano e debba compiere una traiettoria “a
parabola” e di conseguenza la battuta viene facilitata.
Io ho conosciuto diverse ragazze giocatrici di softball, alcune le ho incontrate durante le partite di baseball
amatoriale qualche anno fa, alcune erano nella mia stessa squadra, altre me le sono trovate come
avversarie. Lisa, di Ponzano; Roberta, di Bari.
Poi c’era Elisa, di Venezia: memorabile il suo punto della vittoria in una partita che sembrava non dover
finire mai.